Identità alimentari
Feed RSS
28
FEB
2011
cristina.rombola

Questione di feeling

Mondi transitori, effimeri, solitari, spersonalizzati, i “nonluoghi” sono per Marc Augè “spazi non identitari, né relazionali, né storici” caratterizzati dalle loro “modalità d’uso” e legati all’utente da una “relazione contrattuale”. La loro esistenza è indissolubilmente vincolata alla frenesia di una società che fa del consumo e del valore di scambio il suo vessillo. Consumo, produzione, guadagno: ecco le basi dei nonluoghi. Il loro proliferare ha irrimediabilmente influenzato i ritmi quotidiani, in particolare quelli alimentari.

A farne le spese, soprattutto, i pasti che, come la merenda, sono considerati “meno seri” e quindi passibili di gogna o di modifiche. Con un alleggerimento della dimensione spazio-temporale, infatti, molti rituali gastronomici vengono meno, sostituiti dall’esigenza del cronometro che i nuovi tempi risicati richiedono. Così, la merenda, troppo impegnativa, è stata scalzata dal suo diminutivo, la merendina. Pratica, portatile, monouso, sembra essere perfetta per adattarsi a un consumo immediato.

 Ma, fa notare Montanari, la merendina è un evento che “non significa”, in quanto non veicolante contenuti sociali. La parola primitiva, infatti, connessa a un tempo, quello del riposo e del ristoro, aveva un senso: prendersi una pausa da una qualche attività intellettuale o pratica. La parola alterata, invece, designa un piccolo snack che si può mangiare ovunque, in poco tempo e che non comporta un rituale. Il tutto avviene in una maniera quasi automatica: brontolìo-merendina-fame placata. E allora, non c’è gara: merendina batte merenda, “cibo-oggetto” batte “cibo-evento”, natura batte cultura? O viceversa?

La merenda richiede lo spazio e il tempo di consumarla, la merendina è un finger food adattabile a ogni contesto e a ogni luogo. E’ una questione di feeling culturale, insomma, la merenda è slow e mal si concilia con i ritmi del mordi e fuggi. Spazio e tempo sono sì dimensioni naturali, le forme pure kantiane, ma, non dimentichiamolo, la loro percezione è culturale. E allora  toccherà rassegnarci e considerare la pausa pane, burro e marmellata come un nostalgico “c’era una volta” o capire che la questione spazio-tempo, in quanto culturale, è gestibile in modi non necessariamente imposti dalla logica del nonluogo?

 

Le identità alimentari in Europa - Longlife Learning Programme/Intensive Programme Erasmus. Per informazioni: info@idealim.eu.